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Don Chisciotte un supereroe? Perché no!

  • Immagine del redattore: Claudia Martore
    Claudia Martore
  • 16 apr 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 17 apr 2020

Sebbene leggendo con attenzione riscontriamo che gli anni del personaggio di Don Chisciotte (cinquantasette) non sono poi così tanti, all'epoca della sua creazione il noto cavaliere errante non poteva certo essere considerato un giovanotto.

Il nostro lavoro è iniziato con questa consapevolezza. Avevamo un signore "anziano", appassionato di letture cavalleresche che, di punto in bianco, scende in cantina, trova rottame di armatura e inizia a vagare per la Mancha, desideroso di porre rimedio alla malvagità e dare un significato più alto alla propria vita. Un matto?

Si e no se consideriamo che tutte le ben più moderne storie di supereroi iniziano così.

Per la creazione di uno spettacolo rivolto ai bambini abbiamo scelto di pensare a questo personaggio appassionato di letteratura cavalleresca come a noi stessi: divoratori di fumetti sui supereroi. E se c'è qualcosa che questo anziano signore e un bambino hanno in comune è che entrambi prendono molto, molto sul serio il gioco e la giustizia.

Il desiderio di entrare in uno di quei libri/fumetti e fare parte di una storia più grande.

Il desiderio di lasciare dietro di sé una esistenza a volte quasi meschina per vivere di grandi passioni. Per vivere completamente l'immagine più nobile che si ha di se stessi.


Non suona così matto.


Approcciarsi a questa idea dal punto di vista scenografico, come al solito ha richiesto un lungo periodo di gestazione. C'erano tanti concetti da comprimere tutti in una unica immagine.

E così, una sera di gennaio, io e il fido collega e amico Claudio (che sarebbe poi diventato Don Chisciotte) ci trovammo seduti davanti a un pub piuttosto triste nelle campagne fuori Biella a elucubrare su questo tema. Faceva un freddo davvero disumano e stavamo seduti con le gambe a penzoloni su uno steccato sul ciglio della strada. Da mesi l'idea uniformante sembrava proprio non arrivare, quando all'improvviso si palesò proprio lì davanti a noi: sull'altro lato della strada un parco giochi buio e mezzo congelato ci faceva dono dell'immagine che stavamo cercando: un'altalena. Era una altalena fatta più o meno così:

Riuscite a vederlo? Quel parco giochi sarebbe potuto essere il luogo perfetto per un gioco tra un nonno e suo nipote. Quante storie si sarebbero potute costruire intorno a quella altalena! Quanti nemici da sconfiggere, castelli, mulini a vento da chiamare "giganti"! Ma soprattutto quell'altalena in realtà è proprio quel libro in cui Don Chisciotte vorrebbe tanto poter entrare. Non ci credete?

Ancora un paio di passaggi ed eccolo qua:

L'altalena di quella sera è diventata la nostra scenografia.

E' diventata ogni luogo del romanzo esattamente come un divano o una panchina diventano qualunque scenario per un bambino immerso nel suo gioco. E infine diventa quel luogo dove necessariamente la storia del cavaliere deve concludersi.

Una altalena si trasforma in un grande libro che sovrasta la scena ed ecco che l'anziano Don Chisciotte, ormai sconfitto sotto ogni fronte, nelle ultime pagine della suo romanzo cede alla vita per entrare in quella storia che leggiamo ancora oggi. Ecco che Alonso Quijano diventa davvero quel leggendario (super) Eroe che aveva sognato di essere. Non perché proveniente da un qualche remoto pianeta, non perché morso e potenziato da chissà quale ragno velenoso, ma poiché fedele alla nobiltà del proprio animo. Fedele al gioco. Alla giustizia. Fedele alla bellezza.

Fedele a quell'ostinata e folle ricerca del senso della vita che è così ovvio ai bambini e che è così importante ricordare, ogni tanto, a noi stessi. A noi bambini cresciuti.

Don Chisciotte

Regia di Luigina Dagostino

Fondazione Teatro Ragazzi e Giovani - Torino

Con Claudio Dughera, Daniel Lascar, Claudia Martore

Luci di Agostino Nardella

Tecnico Mattia Monti






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