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Un Pinocchio che prende vita tra i rottami

  • Immagine del redattore: Claudia Martore
    Claudia Martore
  • 13 apr 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 14 apr 2020

Quando abbiamo iniziato il lavoro su Pinocchio - I like it! - con la regia di Luigina Dagostino avevamo un problema grande e grosso: il nostro Pinocchio. Quando pensiamo al noto personaggio di Collodi la prima cosa che ci viene in mente è un ragazzetto smilzo o persino "secco", ma il nostro attore, Daniel Lascar, non aveva proprio nemmeno lontanamente l'aria di un Pinocchio.


Ahi.


Si dice che bisogna fare -di necessità virtù- e la ricerca iconografica è partita da questo presupposto. Luigina Dagostino voleva raccontare l'ipocrisia di un mondo di adulti che mente costantemente, costantemente dicendo a Pinocchio che mentire è sbagliato e non si fa. Ma le menzogne di questo mondo Collodiano, che è l'Italia di fine '800, sono le menzogne degli ultimi. Sono le menzogne di chi, vestito di stracci e senza più nulla da perdere, cerca un modo per mettere insieme un pasto e arrivare al giorno dopo, come magnificamente raccontato dai personaggi del Gatto e la Volpe nel recente adattamento cinematografico di Matteo Garrone.

Ma in Pinocchio - I like it! La menzogna, è inserita in un contesto più astratto e contemporaneo. Un contesto fatto di social, consumismo e promessa di diventare ricchi con un clic o un Win For Life. Un mondo che dagli anni '80 ad oggi sembra sempre evolvere e arrugginire su se stesso. Con le stesse promesse. Con le stesse trappole. Con la stessa spazzatura scintillante.


PLINNN!!

Avete presente quando il fornetto fa questo rumore per dirvi che la torta è pronta? E' successo proprio così anche per la scenografia di Pinocchio - I like it!

Rovistare nel "fascino della spazzatura", ricomporre i frantumi metallici di una civiltà che che costantemente mastica e rottama è diventato il percorso per arrivare a definire una estetica del Trash per questo Pinocchio. C'è una comunità incredibile a Santarcangelo di Romagna (perché sì, per un Classico come Pinocchio era importante guardare in Italia) che si chiama MUTONIA.

Costruita ed abitata dai componenti della Mutoid Waste Company, leggendaria crew di artisti / cyberartigiani / travellers che fra le altre cose sta dietro a molti rave epocali inglesi ed europei tra fine anni ’80 ed anni ’90 ma che soprattutto ha dedicato tutta la sua esistenza al riciclo artistico di tutto ciò che è rifiuto urbano.

A Mutonia lo scarto diventa opera d'arte con la realizzazione di pesanti e imponenti "Mutoidi" prodotti dal genio di quegli artisti.

Ed ecco che Geppetto smette di essere un falegname e inizia a rovistare tra le lamiere. I suoi attrezzi non sono più seghe e cacciaviti ma saldatrici e tenaglie. Catene, vapore, vecchi cavi elettrici. E Pinocchio diventa massiccio, pesante, potente e al tempo stesso freddo e relegato a una condizione di rugginoso pattume.

Come si diventa ragazzi veri? Non sarà facendo il "bravo bambino" che Pinocchio - mutoide troverà la sua strada, ma sviluppando la capacità di camminare sui rottami di quel mondo in cui è nato.

Imparando la durezza della vita e al tempo stesso la compassione. Riconoscendo, fondamentalmente, la propria umanità.







Pinocchio - I like it!

Regia di Luigina Dagostino

con Daniel Lascar, Claudio Dughera, Claudia Martore

Luci di Agostino Nardella

Tecnico Mattia Monti

Fondazione TRG Torino 2017


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