Teatro. Nella merda fino al collo? Quattro cose che puoi fare da subito
- Claudia Martore

- 7 mag 2020
- Tempo di lettura: 4 min

Potremmo dire che il Teatro aveva già patologie pregresse - per utilizzare il gergo di questo periodo; tuttavia la storia ci insegna che il Teatro, di per sé, non è destinato a cadere sul terreno di battaglia: stiamo sereni.
Durante questa emergenza generale, noi lavoratori dello spettacolo ci ritroviamo in una specie di limbo metafisico senza centro né prospettiva.
Ho visto colleghi tentare di tenere vivo l'interesse del pubblico con dirette e video più o meno riusciti e poi altri saltargli al collo (metaforicamente solo per via del distanziamento sociale) gridando che "l'arte non si regala" e che più facciamo passare questo messaggio più sarà difficile che il nostro settore riconquisti la dignità che gli spetta.
Avete ragione tutti.
Personalmente pure io, immersa nella mia brodaglia di coperte e smarrimento, ho ed ho avuto il mio bel da fare nel prendere a testate il muro, tuttavia, sarà che la primavera mi mette di buonumore (e questa -mannaggiallei- sembra essere la primavera più bella degli ultimi cinquecento anni), ho cercato di non abbandonarmi a Netflix, identificare un po' di problematiche tipiche del settore in cui lavoro e di immaginare modi per rimettere carburante in questo motore.
Presupposto tanto ovvio quanto necessario: a causa della pandemia gli italiani, hanno ridotto del 35% le occasioni di consumo fuori casa. Al contrario, il loro tempo trascorso su internet è incrementato del 61%: questo significa che è aumentata l’opportunità di visibilità online.
E noi? Esistiamo online? Come siamo strutturati? Sappiamo davvero creare delle reti efficaci come bene o male fanno gli altri settori? Che dobbiamo fare? Aiuto!
Orbene:
UNO) Assicurati di esistere e di essere rintracciabile online.
Una delle cose più interessanti che ho scoperto è che sebbene l'internette pulluli di piattaforme create con questo scopo, la nostra presenza su di esse appare limitata e superficiale. Perciò se ancora non ce l'hai crea un profilo su Linkedin e inizia a costruire una rete professionale. Ti sorprenderà quanto interessante sia seguire il lavoro dei tuoi colleghi e quanti di essi saranno interessati a seguire i tuoi contenuti.
DUE) Trasmetti la tua passione creando contenuti utili
L'argomento più facile di cui scrivere è quello che ci appassiona e chi più di noi è appassionato del proprio lavoro?
Invece di focalizzarti sul proporre al pubblico dei contenuti-spettacolo che però proprio spettacolo non sono (siamo tutti d'accordo che leggere la divina commedia con la porta del cesso aperta sullo sfondo non sia il massimo, vero?) cerca di trovare il modo di raccontare al pubblico in che cosa consiste il tuo lavoro e qual è il processo che si svolge dietro le quinte.
Come suggerito da Gabriele Vacis feat Natalino Balasso nell'ormai celebre discorso "riAprire i Teatri" (che allegherò in fondo al post), in questa fase il processo creativo ha il potenziale per appassionare ancora più dello spettacolo stesso.
Fatti un blog, apriti una pagina tematica su Facebook, usa Instagram. Perdio! Sii giovane!
TRE) Segui maniacalmente le evoluzioni dei tavoli di lavoro che stanno nascendo per ridefinire il settore dello spettacolo
Lo so. Due palle. Il problema è che il nostro settore è davvero peggio organizzato di una riunione di condominio e tutti sappiamo tristemente bene cosa significa sentirsi ricattabili ogni qualvolta proviamo ad ottenere paghe verosimili, contributi versati, orari di lavoro sostenibili e quant'altro.
Per fortuna persone con la mentalità un minimo più capace della nostra di organizzarsi in modo sindacale - stanno lavorando senza sosta per ridefinire le regole e per il bene di tutti. Supportiamoli, viralizziamoli, cerchiamo di capire in che modo noi possiamo fare la nostra parte. Uno fra tanti da seguire ora come ora è AttriciAttoriUniti
QUATTRO) Pensa per schemi fuori dagli schemi
Inutile girarci intorno: per un po' alla normalità intesa come platea piena non ci si torna.
E quindi le cose sono due: o iniziamo a cercarci un campo dove andare a raccogliere i pomodori (che poi in realtà personalmente una esperienza così vorrei pure provarla) oppure iniziamo ad utilizzare quella testolina creativa che la natura ci ha fornito per pensare, con metodo, a cosa possiamo inventarci con quel che abbiamo adesso.
Il buon Dio non ci ha fornito (per i più) il talento per la matematica, ma ci ha dotato di un cervello in grado di tradurre la realtà in messaggi e significato. Usiamola per pensare fuori dagli schemi, perché non arriverà qualcun altro per farlo al posto nostro.
Ma pensiamoci con metodo e il metodo ce lo fornisce la strategia utilizzata nel marketing:
Individua chi sono i tuoi TARGET (i tuoi pubblici di riferimento), per ciascuno di loro individua quali sono le NECESSITA' che hanno in questo momento.
Cosa puoi produrre per rispondere ai reali bisogni di questo periodo?
In che modo puoi apportare del valore culturale nella vita delle persone con quello che hai ORA a disposizione e con quelle che sono le limitate libertà di "assembramento"?
Chiedere di pagare per un contenuto non è impossibile se il contenuto risponde a una necessità.
Insomma, colleghi e colleghe, siamo nella MerdaMerdaMerda fino al collo ma senza scomodare i fior che nascon dal letame di De Andrè, ricordiamoci che da che mondo è mondo il Teatro nella merda sa essere talmente fecondo da evocarla all'inizio di ogni spettacolo.
Rimbocchiamoci le maniche e spaliamo.
E tra l'altro ho appena scoperto scrivendolo che MERDA è l'anagramma di DREAM. Romanticona!




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